Aperture e complessità: l’imperfezione nel cinema delle donne

Il tema della quarta edizione di FAScinA- Forum Annuale delle Studiose di Cinema e Audiovisivi è l’imperfezione nel cinema e negli audiovisivi delle donne, filo conduttore che lega gli 8 “panel” nei quali si articoleranno le giornate del Forum: 1/ Scampoli, avanzi, scarti; 2/ Cinema e scritture femminili/ Deledda reloaded; 3/attorno alle biografie/ Vite imperfette; 4/ Sui generis / Fuori dal canone; 5/ La scrittura del sé / Narrarsi e riconoscersi imperfette; 6/ Altre imperfezioni / Video / Performance / Editoria; 7/ Personagge / Ruoli / Volti imperfetti; 8/ Imperfezione: corpo a corpo.

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I lavori si apriranno con un omaggio a Grazia Deledda, offerto dalla prima assoluta del video di Giusy Calia realizzato in esclusiva per FAScinA_2015, al quale seguirà la proiezione di Cenere, nella versione restaurata dalla Cineteca Sarda.

La seconda giornata sarà incentrata sulle narrazioni biografiche, descritte ed analizzate dalle varie studiose. Fra queste Micaela Veronesi, muovendo proprio dalle circostanze della vita, metterà in evidenza la personalità eclettica della regista, scrittrice e pittrice Lorenza Mazzetti ed analizzerà il tema dell’imperfezione in termini stilistici, metaforici ed esistenziali. Allo stesso modo, Farah Polato darà voce alla sofferenza prodotta dal sentimento dell’imperfezione femminile e della mancata corrispondenza ad un modello posto come indiscutibile attraverso Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi che, come è noto, ha utilizzato il found footage e i film di famiglia per ricomporre visivamente il malessere di una figura materna che non ha mai trovato un posto nel mondo. Nella stessa direzione la regista Antonietta De Lillo, presa in esame da Bernadette Luciano, ha riutilizzato immagini preesistenti e inizialmente “scartate” nel montaggio di Ogni sedia ha il suo rumore per delineare la figura di Alda Merini, la sua vita pubblica e privata, realizzando così, a partire dagli scarti, un nuovo documentario intitolato La pazza della porta accanto. Cristina Colet, che si occupa di cinema cinese, descriverà come la volontà di non adeguarsi ad un modello prestabilito abbia trovato in Yang Naimei, autrice e produttrice attiva negli anni ’20, una energica a tenace portavoce nel lontano Oriente.

La tematica dell’imperfezione si manifesta attraverso innumerevoli forme: ne è un esempio il lavoro di Liliana Cavani, indagato da Maria Giovanna Piano, in una prospettiva filosofica, confrontandolo con la figura e il pensiero di Simone Weil, e da Francesca Brignoli, che guarda invece al versante dei personaggi e della recitazione. Cavani sperimenta un cinema dove i protagonisti non sono interpretati esclusivamente da donne, ma il vero protagonista è la ricerca della completa adesione a se stessi, attuata soprattutto da figure maschili che, nel cinema della regista, sono portatrici di un pensiero, di passioni e di furori solitamente attribuite ai personaggi femminili. La fluidità tra generi, la contaminazione fra maschile e femminile diviene per Cavani uno spazio di libertà nel quale si spinge in esplorazione. Un’altra forma di libertà, esaminata da Monica Dall’Asta, si esprime nel Cinema irregolare di Patrizia Vicinelli, dove la biografia dell’autrice si intreccia ai film nei quali ha recitato e in quelli ai quali ha collaborato. Un elemento ricorrente nel suo cinema è il rimando al privato, al film di famiglia, allo stile intimo e frammentato degli home movie, messo in atto dalla sperimentazione cinematografica con l’intento di tramandare l’immagine della propria vita quotidiana, delle proprie relazioni, dei propri amori e delle proprie ossessioni, perfino del proprio viso e del proprio corpo. L’intento di mostrare la quotidianità, in particolare il lavoro delle donne degli anni Sessanta e Settanta, è presente anche nel documentario Essere Donne di Cecilia Mangini, che Dalila Missero utilizzerà per segnare le tappe dello sviluppo verso il riconoscimento del ruolo femminile nella lotta di classe.

Le nuove tecnologie, soprattutto l’immagine elettronica, si sono presentate come alternative imperfette all’immagine cinematografica e sin dal loro esordio hanno stimolato interesse nelle studiose e nelle artiste, autentiche pioniere del video, che volevano distanziarsi dai media dominanti. Sandra Lischi mostrerà come oggi la tecnologia, che non ha più l’innata imperfezione degli inizi, tenda a simulare la “sfilacciatura” originaria, ricreandola attraverso tecniche sperimentali. Sempre sul versante elettronico, Elena Marcheschi mostrerà come, recentemente, sia cresciuto il numero di artiste di livello internazionale che hanno trovato nelle tecnologie innovative – l’animazione sperimentale in 2D o 3D – un significativo spazio di espressione. Le artiste prese in esame, tra cui Gemma Burditt, Urte Zintler, Izabela Plucinska, hanno descritto il tema dell’Imperfezione attraverso l’animazione sperimentale, nella quale convergono documentari, videogame e performance.

Siamo di fronte alla performance anche con l’opera di Orlan: artista, per sua stessa definizione, “multimediale, pluridisciplinare e/o interdisciplinare”. Simona Arillotta illustrerà come Orlan abbia deciso di mettere il suo corpo di donna-artista al centro dell’opera, in particolare attraverso un ciclo di nove interventi chirurgici ai quali l’artista si è sottoposta per fabbricare da sé la propria immagine.

Nella terza giornata del Forum l’imperfezione, con Mariagrazia Fanchi, si ripresenta nella questione della mancata conciliazione famiglia-lavoro, più in particolare donne-lavoro. La tematica della famiglia verrà poi approfondita da Sara Sally Hill, la quale si soffermerà sul tema della maternità e della disabilità, sulle ansie e i timori di donne che sentono di non coincidere con le immagini di madri infallibili imposte dalle convenzioni sociali.

Rosamaria Salvatore proporrà due volti imperfetti di donne tenaci, ferme nelle loro decisioni che, nonostante le avversità, rimangono fedeli al proprio desiderio: è il caso di Ree, giovane protagonista di Un gelido inverno, che riesce a salvare la propria vita e la propria casa, fronteggiando la violenza e l’odio di uomini e donne, senza mai recedere dal suo progetto. Anche Ida, giovane novizia all’interno di un convento, protagonista del film omonimo, è costretta ad affrontare eventi traumatici che la conducono a porsi delle domande e mettersi in discussione, ma in entrambi i film le figure femminili antepongono il proprio desiderio alla domanda dell’Altro, delineandosi come figure della forza femminile. Al contrario, l’intervento di Alice Cati porrà l’attenzione sulla vulnerabilità delle donne causata da morbo di Alzheimer e su come questo conduca alla perdita di memoria e quindi a una conseguente e assoluta perdita di sé.

Anna Antonini si occuperà invece delle protagoniste del cinema di Miyazaki Hayao: donne che ricercano collaborazione e rispetto nelle figure maschili, che vivono lo scontro tra le aspettative sociali e i desideri personali e si mettono continuamente alla prova, includendo nelle loro scelte i personaggi maschili, in una rapporto egualitario. Anche Elisa Uffredduzzi mostrerà come, già nel tango del cinema muto italiano, attraverso alcune significative scene di danza, la donna-attrice-danzatrice tentava di sfuggire al ruolo passivo di seguidora che generalmente ricopriva.

L’imperfezione delle donne, secondo Simona Busni, è riscontrabile anche nel melodramma dove le protagoniste sono mute, isolate, vittime di un impulso scettico irrisolvibile che le porta a dubitare degli altri e del proprio sentire e che le conduce lungo il crinale dell’inespressività assoluta.

I diversi interventi, muovendo da molte e a volte distanti prospettive di indagine, mostrano di accogliere sapientemente la scommessa di FAScinA_2015. Una scommessa che mira a ripercorrere la storia del cinema e dei media dal punto di vista delle donne proprio a partire dall’idea di imperfezione, della quale si seguono le tracce nel primo cinema, nel muto, fino ad arrivare alla contemporaneità, alla produzione audiovisiva degli ultimi anni, assai disponibile, grazie alle nuove tecnologie, alle manipolazioni, all’uso “improprio”, imperfetto appunto, del linguaggio e delle sue strategie. Luogo dello scarto e del ritardo, della mancata corrispondenza ad un modello inteso come assoluto, l’imperfezione apre così uno spazio di libertà dove elaborare pratiche impensate e mai viste, cogliendo la sfida delle mancanze possibili, dell’inadeguatezza ai ruoli prestabiliti e istituzionali e giungendo finanche ad un loro rifiuto o capovolgimento. Gli interventi delle relatrici presentano una prima esplorazione di questo spazio di soggettività imprevisto, celato e spesso misconosciuto dall’ombra dell’imperfezione.